Capitolo primo

Sono passati nove anni da quando per uno sguardo dato dall’alto di una duna verso il mare, mi innamorai di questo luogo. Boa Vista, niente e tutto attraverso sassi, sabbia, polvere e sale, senza senso vivere in un luogo così eppur si fa, eppur esiste eppure ci si innamora restando a bocca aperta ogni giorno. Le emozioni non si possono trasferire ma posso dirvi che qua ce ne sono se solo avete il cuore aperto ed i sensi attenti a ciò che sta dentro alle apparenze.

Poco più in là oltre la “cortina”, oltre il visibile del turismo e della vita cittadina esiste un mondo parallelo, una vita nascosta agli sguardi frettolosi, oscura ed abbandonata a se stessa, le Baracche.

Non c’è un posto peggiore della povertà che si vive lì, non c’è un posto migliore per sentire quanto la vita sia importante e quanto siamo fortunati. Il tutto concentrato in baracche di legno, lamiera, rottami e cemento, un ammasso di persone e vita di gente affaccendata e di bimbi che non sanno cos’è la playstation. Vorrei vedeste con gli occhi del cuore queste immagini, questi volti che nonostante tutto, sorridono sempre e ti salutano senza chiedere nulla. Un esempio senza essere eroi.

Capitolo secondo

Il vero numero non si conosce esattamente ma dall’ultimo censimento di qualche anno fa risultano essere oltre 6000 le persone che vivono nelle “Baracche”. Operai, pescatori, lavoratori degli alberghi e tanti tanti disoccupati con la speranza di trovare un impiego. Non ci sono solo capoverdiani ma tantissimi africani di vari paesi come Senegal, Guinea Bissau, Mali, Nigeria, San Tomè Principe e molti altri paesi.

Passando per le stradine segnate nel fango e sulle fogne a cielo aperto e se non ci si fa distogliere dall’ollezzo che perennemente aleggia nell’aria, si scoprono i volti di questa gente, gente che sorride sempre e che negli occhi ha una luce speciale. Non c’è un perché ci si ostini a vivere ammassati uno sull’altro in un posto dove è certo che non puoi avere più di questo nulla, forse non ci è dato capire a noi, che la vita, forse, ha dentro qualcos’altro, qualcosa che noi non sappiamo “vivere” o “riconoscere”.

Capitolo terzo

Le Baracche non sono un posto impenetrabile a chi non ci vive, non sono un luogo per soli poveri o persone senza possibilità e aspettative, ci si può arrivare, entrare, mescolarsi tra le loro attività, bere nei loro bar e mangiare nei loro “ristoranti”. L’importante è avere RISPETTO di ciò che si guarda e si calpesta. Non ci si può approssimare in questi luoghi con occhi da turista con curiosità orrida o penosa. Aborro spesso vedere escursioni di auto e moto quad che in fila indiana passano lentamente attraverso le stradine delle Baracche nascosti dietro i caschi o i vetri delle auto scattando foto per mostrare o ricordare quanto e cosa è la povertà, ..vergogna.

 

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